È impossibile oggi non riflettere sul difficile momento che ci troviamo ad attraversare.
La crisi economica internazionale, che mostra tutta la sua gravità travolgendo stati ed economie, conduce ad una serpeggiante sfiducia generale e, ancor peggio, ad un timore nei confronti di un futuro sempre meno prevedibile. Essa diviene quindi anche crisi culturale: i mezzi economici delle istituzioni, spesso penalizzate in quanto considerate “non produttive”, non sono più gli stessi. Si ridimensionano le possibilità
e le ambizioni, e un mondo, già composito e complesso come quello dell’arte contemporanea,
si disgrega in polemiche. Eppure, senza voler essere superficialmente ottimisti, la crisi può essere un’opportunità di ritorno all’essenziale,
di riscoperta del proprio ruolo, di riavvicinamento alla società. Per uscire da essa, si elaborano nuove proposte, idee che, per sopravvivere, devono essere solide e strutturate.
In quest’ottica la GAM prosegue il suo impegno e lo allarga, in controtendenza, ribadendo la propria missione culturale ed educativa, sia nei confronti della città, come museo civico, sia a livello internazionale, come grande e moderno museo
di arte contemporanea. Per questo, accanto alla consueta programmazione espositiva, è partito il progetto Vitrine, dedicato ad artisti piemontesi,
soprattutto giovani: un ciclo di cinque mostre affidato di anno in anno ad un diverso curatore,
il primo dei quali è Luigi Fassi, che permette al museo di promuovere e consolidare il rapporto con l’arte del territorio, e al pubblico di conoscerla.
Per questo, a novembre si inaugura Dialoghi, progetto che coinvolgerà ogni anno un diverso artista internazionale, chiamato a confrontarsi con le opere delle ricche Collezioni GAM, e che vede come primo protagonista James Brown.
Infine, la GAM prosegue sulla strada già intrapresa, con il ciclo di mostre in Wunderkammer e con il nostro (e vostro) MAG, ora giunto al terzo numero, che, insieme al ciclo di conferenze correlato, offre al pubblico uno sguardo sull’animato dibattito teorico intorno all’arte contemporanea. In questo numero, il ruolo di “Direttore” è stato affidato ad Eva Fabbris che affronta un tema spinoso che permea il Novecento: il rapporto in continuo divenire fra artista e curatore, fra opera e allestimento, che pone in questione le definizioni stesse di autore e, in senso lato, arte. Non ci resta quindi che augurarvi una buona, interessante e proficua lettura.
Danilo Eccher Direttore della Galleria Civica D’arte Moderna e Contemporanea di Torino.