Per il progetto presentato in Vitrine utilizzerete parte del girato risultante del vostro primo film Sette Opere di Misericordia, in particolare i provini per la ricerca di Luminita, la protagonista femminile. Avete spesso parlato di ritratto riferendovi al vostro lavoro, ma in questo caso si tratta della ricerca di un personaggio che avevate in mente: è quindi un ritratto che si forma da più identità diverse?
Il ritratto che proponiamo in Looking for Luminiţa, parte dall’idea di personaggio che abbiamo in mente, formalizzata nella nostra sceneggiatura di Sette opere di misericordia. Si tratta di una giovane clandestina moldava, pronta a tutto pur di sopravvivere. Nella ricerca dell’attrice che avrebbe interpretato Luminiţa, ci siamo imbattuti in più di trecento ragazze romene, e, mano a mano che il casting andava avanti, di fronte a noi si manifestava l’autoritratto collettivo di una generazione, davanti al quale la nostra camera non poteva che documentarne il disegno.
Il punto di arrivo dell’installazione, quindi, è un impensato personaggio pantagruelico, che ingloba le più disparate identità e, come in uno specchio frantumato in mille pezzi ricomposti dalla nostra Luminiţa in absentia, ne restituisce l’identità multiforme. Cercavamo Luminiţa nei volti e nelle parole delle ragazze, chiedevamo loro di dare una nuova vera vita al personaggio, una “piccola luce” (questo è anche il significato della parola Luminiţa) che nelle pallide pagine della nostra fantasia restavano ancora carta, inchiostro, finzione. Gli incontri del casting hanno assunto gradualmente uno schema che si assomigliava, di volta in volta declinato in modo diverso: una presentazione, una prima descrizione di poche caratteristiche del personaggio, una serie di domande all’attrice. Lentamente si entrava però nella vita di un’ipotetica Luminiţa, un personaggio che aveva il volto dell’attrice, una sempre nuova vita, un modo diverso di muoversi, di parlare, di guardare.
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