
Vorrei iniziare dal tuo progetto più recente, quello dedicato alla biblioteca di Drawings on Site (2011). Mi sembra un buon punto di partenza per discutere le tue modalità di lavoro rispetto alla relazione che intendi creare con un contesto specifico. Puoi raccontarmi qualcosa di più?
Certo! Qui a San Francisco ho scoperto un posto incredibile, la Prelinger Library. I Prelinger, marito e moglie, circa otto anni fa hanno aperto al pubblico la loro biblioteca personale. Non in casa, ma in un enorme magazzino dove hanno mescolato le loro cose con libri scartati dalle biblioteche pubbliche americane. Ci si trovano ad esempio riviste anni ’50 di imballaggio, o di studi socio-culturali, o sulle minoranze negli usa… e di fronte alla cultura pop mischiata con volumi editi dal mit, si comprende fino a che punto la cultura sia una costruzione. Non esiste un catalogo, perciò bisogna frugare in giro da soli, e all’ingresso c’è un’enorme insegna al neon che dice: niente paura, libertà di parola.
È l’unica biblioteca che conosco in cui si può parlare con gli altri e talvolta sentire addirittura un po’ di musica…
Insomma, la Prelinger è diventata il mio posto preferito e, un po’ per volta, mi sono messo a ricalcare copertine di libri. Ne ho isolate alcune sezioni, in base a elementi d’interesse o magari perché i libri erano molto più belli, e ho cercato di dare vita a un ritratto della biblioteca stessa. In pratica ho fatto come la gente che va nei cimiteri e ricalca i nomi delle tombe, per ricordarli. Anzi credo che i miei disegni diano proprio quella sensazione cimiteriale, perché le copertine sono grigie e stanno una accanto all’altra. Penso ricordino anche le vetrine delle librerie.
È la prima volta che faccio disegni, i miei li vedo a metà strada fra quelli dei bambini e di Max Ernst. Inoltre, il disegno è molto vicino alla fotografia (all’idea di catturare un’impronta di qualcosa) e all’archeologia. So che gli archeologi, prima dell’invenzione della fotografia, ricalcavano i fregi degli edifici che visitavano. Perciò ho iniziato a vedere tutta la biblioteca come una costruzione, fisica e mentale.
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